Alberto Arcangeli

1 luglio 2009 IT

Ieri la mia vicina mi ha regalato dei fiori

Fiori di zucca, intendo. Così ho preso quattro cucchiai di farina, un pizzico di sale, un rosso d’uovo, e li ho amalgamati per bene, in modo che non ci fossero grumi, diluendoli con un po’ di latte. A parte, ho montato l’albume e poi l’ho unito alla pastella, per farla spumosa e leggera (mi sono ripromesso di non dire nulla su chi utilizza la birra, o persino l’acqua gasata, allo stesso scopo. Il che è un po’ come prendere una scorciatoia, non rispettare la fila alla posta, usare l’autotune nella voce, comprare la pasta sfoglia già fatta; insomma, roba riprovevole). Infine, ho gettato i fiori con la pastella nell’olio bollente, ed erano buonissimi.

E poi c’è questa canzone, una di quelle che quando la canticchi a mente sembra tutto chiaro, e quando cominci a registrarla ti accorgi che invece non funziona nulla. Tipo quelle battute che ti fanno ridere nei sogni, e poi da sveglio non fanno ridere affatto. Sarà che io nei sogni dico delle battute che mi fanno ridere tantissimo, e a volte mi sveglio ridendo, e allora al mattino ci rimango male. Questa canzone, dicevo, è una di quelle che ti fanno davvero arrabbiare, e anche stasera la passerò lì, perché non è possibile che non ci trovi un ritmo adatto. L’ultima volta che mi è successo, però, stavo registrando “Touched by a cloud”, il che magari porta bene.